Museo Minà Palumbo


Museo Naturalistico Francesco Minà Palumbo
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Dal punto di vista cronologico, non si può stabilire una data di nascita del museo, in quanto esso si è formato per acquisizione graduale di reperti. Tuttavia si può farla coincidere con il ritorno del Minà Palumbo da Napoli a Castelbuono, nel 1837, dopo aver terminato gli studi. Infatti i più antichi reperti recano la data del 1838.

E' probabile che all'inizio lo studioso non avesse un programma preciso. Si dedicò subito, infatti, all'attività di medico e di agronomo, professioni che all'epoca non erano frequenti né a Castelbuono, né sulle Madonie. Ma dopo appena qualche anno, si registrava già chiaro il segno di scelte orientate. Nel 1843 appariva un articolo dello stesso Minà sul ritrovamento di un fagiolo pietrificato a Castelbuono. Il brano, piuttosto fantasioso, sarebbe irrilevante, se non fosse collegato ad un volumetto introduttivo alla storia naturale delle Madonie che, posteriore di un anno, contiene il programma di studi ed esplorazioni da svolgere.

Data la complessità e la ricchezza del territorio, il piano era molto ambizioso, e qualcuno, come Francesco Tornabene, fondatore dell'Orto botanico di Catania, espresse qualche malizioso commento. Ma Ciccio Minà (come lo chiamavano familiarmente i suoi compagni della scuola di Vincenzo Tineo presso l'Orto botanico di Palermo) era già all'opera e raccoglieva dati, reperti, tutto quanto fosse importante per la lettura del territorio nebrodense (così si chiamavano allora le Madonie) in chiave naturalistica, agraria, storica, preistorica, etnologica, umana nel senso più ampio.

Ad ogni reperto erano legati appunti, pubblicazioni, scritti di ogni genere; e ne dava informazione ai suoi amici di Palermo prima, e poi agli scienziati che ne avessero bisogno, da Napoli, Pavia, Torino, Firenze, a Regensburg in Germania, Parigi, in tutt'Europa.





Qualche mese prima di morire, nel 1899, ottantacinquenne, scriveva e raccoglieva ancora per il suo museo, ormai noto dovunque negli ambienti naturalistici, per la divulgazione dei tesori conservati nello scrigno delle Madonie.

Il museo comprendeva, fra l'altro, le collezioni di minerali, fossili, utensili, e documenti preistorici e storici, l'erbario con l'intera flora spontanea delle Madonie e le piante di interesse agrario e patologico, uccelli, mammiferi, rettili, pesci, insetti, una biblioteca ricca di testi antichi e rari, i manoscritti e la corrispondenza con i maggiori studiosi italiani e stranieri dell'epoca, oltre all'iconografia della storia naturale delle Madonie, mai pubblicata e quasi mitica per la bellezza di ben 500 tavole raffiguranti uccelli e piante del territorio.

Per avere un'idea sommaria dell'importanza scientifica di questo materiale, si consideri che esso servì per le oltre 400 pubblicazioni, tra scientifiche e divulgative, dello stesso Minà Palumbo e per quelle di coloro che, affrontando lo studio delle Madonie, si rivolsero a lui.

Tutto questo materiale per circa sessanta anni rimase nella casa del Minà Palumbo, gelosamente custodito dal nipote Michele Morici, che, tuttavia, ne permetteva la consultazione agli studiosi. Successivamente (le collezioni prima, la biblioteca e altro materiale poi), fu affidato dagli eredi al Comune di Castelbuono, che in un primo tempo lo mantenne nel castello e poi nell'antico edificio del Banco di Corte dei Ventimiglia. Attualmente il Museo si trova nei locali della Badìa, in attesa di essere trasferito nell'ex Convento di S.Francesco.