Museo MinÓ Palumbo


Museo Naturalistico Francesco MinÓ Palumbo
ę 2004
Museo Naturalistico
Francesco MinÓ Palumbo
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Dal punto di vista cronologico, non si pu˛ stabilire una data di nascita del museo, in quanto esso si Ŕ formato per acquisizione graduale di reperti. Tuttavia si pu˛ farla coincidere con il ritorno del MinÓ Palumbo da Napoli a Castelbuono, nel 1837, dopo aver terminato gli studi. Infatti i pi¨ antichi reperti recano la data del 1838.

E' probabile che all'inizio lo studioso non avesse un programma preciso. Si dedic˛ subito, infatti, all'attivitÓ di medico e di agronomo, professioni che all'epoca non erano frequenti nÚ a Castelbuono, nÚ sulle Madonie. Ma dopo appena qualche anno, si registrava giÓ chiaro il segno di scelte orientate. Nel 1843 appariva un articolo dello stesso MinÓ sul ritrovamento di un fagiolo pietrificato a Castelbuono. Il brano, piuttosto fantasioso, sarebbe irrilevante, se non fosse collegato ad un volumetto introduttivo alla storia naturale delle Madonie che, posteriore di un anno, contiene il programma di studi ed esplorazioni da svolgere.

Data la complessitÓ e la ricchezza del territorio, il piano era molto ambizioso, e qualcuno, come Francesco Tornabene, fondatore dell'Orto botanico di Catania, espresse qualche malizioso commento. Ma Ciccio MinÓ (come lo chiamavano familiarmente i suoi compagni della scuola di Vincenzo Tineo presso l'Orto botanico di Palermo) era giÓ all'opera e raccoglieva dati, reperti, tutto quanto fosse importante per la lettura del territorio nebrodense (cosý si chiamavano allora le Madonie) in chiave naturalistica, agraria, storica, preistorica, etnologica, umana nel senso pi¨ ampio.

Ad ogni reperto erano legati appunti, pubblicazioni, scritti di ogni genere; e ne dava informazione ai suoi amici di Palermo prima, e poi agli scienziati che ne avessero bisogno, da Napoli, Pavia, Torino, Firenze, a Regensburg in Germania, Parigi, in tutt'Europa.





Qualche mese prima di morire, nel 1899, ottantacinquenne, scriveva e raccoglieva ancora per il suo museo, ormai noto dovunque negli ambienti naturalistici, per la divulgazione dei tesori conservati nello scrigno delle Madonie.

Il museo comprendeva, fra l'altro, le collezioni di minerali, fossili, utensili, e documenti preistorici e storici, l'erbario con l'intera flora spontanea delle Madonie e le piante di interesse agrario e patologico, uccelli, mammiferi, rettili, pesci, insetti, una biblioteca ricca di testi antichi e rari, i manoscritti e la corrispondenza con i maggiori studiosi italiani e stranieri dell'epoca, oltre all'iconografia della storia naturale delle Madonie, mai pubblicata e quasi mitica per la bellezza di ben 500 tavole raffiguranti uccelli e piante del territorio.

Per avere un'idea sommaria dell'importanza scientifica di questo materiale, si consideri che esso servý per le oltre 400 pubblicazioni, tra scientifiche e divulgative, dello stesso MinÓ Palumbo e per quelle di coloro che, affrontando lo studio delle Madonie, si rivolsero a lui.

Tutto questo materiale per circa sessanta anni rimase nella casa del MinÓ Palumbo, gelosamente custodito dal nipote Michele Morici, che, tuttavia, ne permetteva la consultazione agli studiosi. Successivamente (le collezioni prima, la biblioteca e altro materiale poi), fu affidato dagli eredi al Comune di Castelbuono, che in un primo tempo lo mantenne nel castello e poi nell'antico edificio del Banco di Corte dei Ventimiglia. Attualmente il Museo si trova nei locali della Badýa, in attesa di essere trasferito nell'ex Convento di S.Francesco.