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| © 2004 |
Museo Naturalistico Francesco Minà Palumbo |
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| All Rights Reserved |
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| Francesco Minà Palumbo |
| La Comunità Scientifica |
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Apparentemente per Minà Palumbo fu relativamente facile entrare a far parte della comunità scientifica italiana, una cerchia confinata
entro limiti culturali e sociali funzionanti quasi come barriere.
La via d'accesso fu segnata dall'appartenenza alla scuola di Vincenzo Tineo, della quale facevano parte elementi quali Agostino
Todaro (successore di Tineo nella direzione dell'Orto botanico), Giuseppe Inzenga (Direttore dell'Istituto agrario Castelnuovo), Enrico
Piraino di Mandralisca (nobile cefaludese) e soprattutto Filippo Parlatore (fondatore dell'Erbario centrale di Firenze). Dopo il rientro a
Castelbuono i contatti con la comunità scientifica furono stabiliti attraverso i i suoi compagni e lo stesso Tineo, che probabilmente lo
presentò a Gussone. D'altro canto Parlatore, giunto a Firenze, attivò una serie di contatti volti appunto a valorizzare il personaggio
Minà e la sua posizione strategica alle falde delle Madonie.
Da questo punto di partenza lo studioso madonita riuscì a erigere il suo piccolo regno rappresentato dalle collezioni sempre più
voluminose e dal corredo di strumenti indispensabili allo studio dei reperti.
Per realizzare la biblioteca, cercò con tutti i mezzi di far parte delle accademie italiane più accreditate e per classificare i propri
reperti, li spedì agli studiosi di mezza Europa ottenendo in cambio la corretta identificazione. In tal modo diveniva possibile lavorare
senza laboratorio. Ed in tal modo gradualmente si creò la rete di circa 350 corrispondenti scientifici da tutta la Sicilia oltre che
dall'Italia e da vari paesi europei.
La mappa delle città d'origine della corrispondenza illustra efficacemente la situazione.
Relativamente alla stima goduta presso gli studiosi in questione è sufficiente fare riferimento ai tributi che gli conferì la comunità
stessa. Fra questi si ricorda la medaglia galileana che il Duca Leopoldo di Toscana dedicò al Minà che aveva spedito migliaia di
campioni vegetali ed animali ai musei fiorentini della Specola e dell'Erbario centrale. |
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