Museo MinÓ Palumbo


Museo Naturalistico Francesco MinÓ Palumbo
ę 2004
Museo Naturalistico
Francesco MinÓ Palumbo
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Storia del Museo
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La storia del Museo coincide con quella del suo autore fino a quando fu in vita.

Infatti lo studioso inizi˛ a raccogliere ordinatamente campioni fin da quando era studente. Uno dei primi reperti e certamente il pi¨ antico che si conservi nel museo, Ŕ rappresentato da un calco di mollusco fossile che il MinÓ port˛ con sÚ da Pozzuoli, vicino Napoli.

Successivamente sulle Madonie, le raccolte di campioni si svolsero con una certa regolaritÓ, in modo tale che le collezioni presero corpo alquanto velocemente, disponendo anche di una certa quantitÓ di materiale utile per gli scambi con gli studiosi locali e soprattutto con quelli di Palermo, Napoli e Firenze e di centinaia di altre localitÓ sia siciliane che italiane ed europee con i quali, passato qualche anno dal suo rientro in Castelbuono, aveva stabilito contatti di corrispondenza, creando una rete molto fitta come mostra il ricco carteggio.

Alla morte dello studioso, l'intero primo piano della sua abitazione (sita al n░ 130 di via Vittorio Emanuele, a pochi passi dalla piazza che gli era stata intitolata) ospitava la biblioteca e all'archivio e tutte le collezioni biologiche, minerali e storiche, ben ordinate e disposte scientificamente come si addice a un vero e proprio pubblico museo.

 

Questa sistemazione rimase tale fino al 1965 circa, anno in cui una parte delle collezioni fu donata al comune di Castelbuono. Il materiale fu trasferito in alcuni locali del castello dei Ventimiglia, mentre la biblioteca rimase ancora ai discendenti di Michele Morici, nipote di F. MinÓ Palumbo e suo erede. Nelle precarie condizioni del castello le collezioni subirono un duro colpo. Ci˛ indusse il prof. Antonio Leta a ricoverarle in casa propria, sistemandole alla meglio fino a quando non si dispose di ambienti pi¨ idonei alla conservazione. Nel 1968 le collezioni ritornarono nel castello, affidate alle cure di alcuni giovani volontari, inizialmente coordinati dal botanico prof. Andrea Di Martino.

Nel 1988 il Museo fu trasferito nei locali restaurati del carcere mandamentale e nel 1995 nei locali della Badia (ex convento di Santa Venera) in attesa che sia finalmente pronta la sede definitiva sita nel convento di San Francesco, restaurato con questa finalitÓ.

Le vicende sopra riportate hanno avuto conseguenze negative sullo stato generale di tutte le collezioni, alcune delle quali (pesci, rettili, uccelli) si sono perdute. Altre considerevoli perdite si sono registrate quando il dott. Francesco Morici, sindaco il rag. Francesco Romeo, don˛ al comune anche la biblioteca e una parte delle collezioni (utensili neolitici e paleolitici, mandorle, conchiglie attuali, ecc.) che era rimasta alla famiglia. Questo materiale, sistemato in alcuni sgabuzzini del comune da mani del tutto inesperte, subý ulteriori irreparabili danni.

Nel complesso, tuttavia, va riconosciuto che rispetto a molte importanti raccolte ottocentesche, quelle di Francesco MinÓ Palumbo hanno avuto il vantaggio di essersi conservate come corpo unitario, sopravvissuto alle ingiurie umane e del tempo.